SUICIDIO PER UN AMORE NON CORRISPOSTO

MORTEOggi ho deciso di parlare di un argomento molto caro alla letteratura romantica, ovvero iperbolizzazione della sofferenza amorosa. Leggendo testi di stampo romantico è comune vedere l’amore come sentimento di forte sofferenza, cosa che poi secondo la filosofia romantic goth è stata successivamente esaltata. Tutto ha origine dal pensiero più recondito di un poeta a me molto caro. Leopardi appunto ideò la straodinaria idea del pessimismo, plasmato e armonizzato in differenti vesti, ovvero quella storica, principalmente riguardante la società, cosmica, descrizione del rapporto tra l’uomo singolo e l’universo ed infine quella amorosa, quella su cui vorrei leofocalizzarmi. Leopardi definiva l’amore come ciò che si plasma sull’irreale, l’attesa e il ricordo.E anche il primo amore, forse quello più ingenuo e sincero che non si tramuterà mai in atto, ma rimarrà sempre uno stato, una condizione, in quanto non si realizza mai. La Natura è colei che secondo l’ottica leopardiana ha le maggiori colpe: questa accresce quindi in noi il sentimento, ma non fa si che questo venga corrisposto, generando così il sentimento maggiormente provato dall’uomo, ovvero la delusione. Quindi la maschera dell’amore per Leopardi non è altro che illusione, che come “pozione di papaveri”  inebria e poi distrugge (rif.Keats).

Mi sono messa anch’io a pensare a cosa significhi vivere il suicidio d’amore e ovviamente ne è nata una poesia, che io stessa proprio per il suo finale drammatico reputo densissima. E’ la storia di una donna, che non si sente amata, piuttosto viene carnalmente sfruttata da un uomo, che nonostante tutto ama moltissimo. Il suo soffrire è troppo forte  e l’angoscia che cresce in lei la porta ad un’atto estremo. Il titolo è ” La mia rosa nera”:

ROSA NERA
Conta i giorni come le stelle,
limpide e chiare,
che le mie dita non sfioreranno mai
per quanto distanti.
Amore mio,
ti chiedo dove fosti ora.
Arrivi placido nel silenzio della notte
e l’unico bagliore è quello
che la luna ci fornì.
L’affanno mio scorre a fiotti,
come il sangue di una ferita amara,
perché non ti scorgo
quanto le mie membra.
Mi sfuggono i tuoi gesti infiniti,
un altro atroce giorno.
Le tue mani mi sfiorano appena
ma mi pugnalano ogni volta
e non ti accorgesti delle mie lacrime,
che ormai mi rigano il viso.
Poi
decido
do respiro al mio cuore
e mi illudo che sarai solo mio,bianco e nero
ma mi lasci ancora sola
e agonizzo di dolore.
Questa dimora è sempre più buia,
gelida.
Tu sei la mia Rosa Nera
dannatamente mi accechi
come il sole di Clizia,
ma non te ne curi,
nutri il mio cuore
GRIDOe poi lo lasci appassire come neve al sole.
Potrei donarmi alle ceneri,
bruciare tra gli Inferi,
il mio amore non ha valore,
i miei sentimenti sono dietro rigide sbarre.
La mia anima grida
e tu la contempli tra le mani!
Invoco le tue attenzioni,
non delle tue mani
ma delle tue carezze.
Non puoi leggere la dannazione tra i miei occhi,
perché ancor mi volto e tu non ci sei.
Che tu sia dannato per questo TESCHIO
lascerò che rubi anche il mio ultimo respiro
per così avermi nella coscienza.
Non sopporterò ancora questo tormento
il mio sangue scorrerà come un fiume
sul mio gelido ventre
che fu l’ennesima causa del tuo cuore
scalfito nella dura roccia.
Cosicché chiuderò gli occhi
e in questo mio eterno assopire
possa trovare finalmente pace

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